BOLLINI SI GIOCA LA SALERNITANA,12 PARTITE PER RESTARE SULLA PANCHINA

BOLLINI SI GIOCA LA SALERNITANA,12 PARTITE PER RESTARE SULLA PANCHINA

SALERNO. Nei piedi della Salernitana c’è la riconferma di Bollini. Dopo aver fatto gli anticorpi a un ambiente elettrico e umorale, ora il tecnico ci crede: vuole chiudere benissimo la stagione perché potrebbe ripresentarsi a luglio in ritiro, se il traguardo finale sarà molto più prestigioso di una comoda salvezza. «Sapete che il mio legame con la proprietà è forte, c’è stima e fiducia». Infatti Bollini si è fidato di Lotito che, al momento di rescindergli il triennale con la Lazio per inviarlo in missione nella polveriera granata, gli aveva anche detto «se fai bene, ne riparliamo». Durante la sua co-gestione, però, Lotito non ha mai riconfermato (magari ha richiamato) l’allenatore dell’anno prima. Ora vuole provarci Bollini, anche se a Salerno non è ancora un intoccabile.Per diventare totem bisogna lasciare il segno, vincere i campionati, espugnare Avellino nei derby, segnare il primo gol casalingo in A (all’Arechi) della Salernitana al Milan. Insomma bisogna chiamarsi Breda, l’avversario che lui, mantovano di Poggio Rusco ma innamorato folle del mare, affronterà lunedì sera a Chiavari. Si sono già sfidati nel 2008/2009, quando Bollini allenava la Primavera della Fiorentina e il capitano, assessore allo sport, mediano, stakanovista e mister trevigiano era ai baby della Reggina. Hanno pareggiato all’andata e al ritorno ma è calcio dei piccoli e per le statistiche contano relativamente. Anzi, no: per Bollini, che è meticoloso e puntiglioso quando deve, tutto fa curriculum, comprese le «680 partite guidate dalla panchina», allenando “la meglio gioventù”. Sono state la sua gavetta «e proprio la gavetta – ha rimarcato dopo aver battuto il Brescia – mi ha aiutato a far rialzare la testa alla Salernitana, nei 4 giorni durante i quali era cambiato il nostro mondo». Si riferiva alla crisi nera che aveva avvolto la squadra dal 25 al 28 febbraio, dopo il ko col Trapani e dopo quello tremendo, in casa con la Spal.Va scritto: affabulatore e allenatore, psicologo e decisionista, in quel frangente Bollini ci ha saputo fare. Affabulatore, perché ha toccato le corde della squadra e ha parlato in faccia, lasciando pure che i calciatori si affrontassero occhi negli occhi. È stato bravo a chiudere alcuni “casi” nel cassetto, facendo sbollire alcuni giocatori. Ha risollevato il morale non solo perché ha preso l’abitudine di portare la squadra a cena, ma anche perché ha invitato i giocatori a non buttarsi giù. Psicologo, «perché dopo Trapani – ha detto – ho avuto anche colloqui individuali».La cura ora è sotto gli occhi di tutti, è nella formazione: ha restituito alla causa Rosina, autore dell’assist per il primo gol di Coda con la Spal, poi Zito, Ronaldo e anche Tuia. Infine è stato allenatore e decisionista perché sull’orlo del precipizio non s’è fatto imprigionare dalla paura e non ha giocato di conserva. Al contrario, ha rotto gli indugi ed è sceso in campo col modulo che piace a lui: 4-3-3 e “vediamo che succede”. Continua a pungolare Donnarumma facendogli capire che il gol segnato porterà in dote maggiore minutaggio, però ha deciso diinsistere su Sprocati, perché la Salernitana dispone finalmente di un esterno offensivo che ha forza fisica, sa crossare, usa entrambi i piedi. Dodici partite,36 punti in palio: è tutto qui il futuro della Salernitana e di Bollini.Pasquale Tallarino (La Citta’)

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