COSA E’ SUCCESSO AL NAPOLI di Antonello Perillo

COSA E’ SUCCESSO AL NAPOLI       di Antonello Perillo

Anche io, come la stragrande maggioranza dei giornalisti e degli opinionisti sportivi, ero convinto che il Napoli quest’anno avesse tutte -o quasi- le carte in regola per lottare per lo Scudetto. E ancora adesso resto dell’opinione che la squadra avrebbe potuto davvero giocarsela. La campagna acquisti mi era molto piaciuta: nemmeno un big (Koulibaly, Allan, Fabian Ruiz e Insigne) era stato ceduto, a parte Albiol, che ora in tanti rimpiangono ma che a giugno in tantissimi davano per limiti di età quasi bollito; due acquisti importanti: Manolas, che sulla carta al fianco di KK avrebbe dovuto formare un muro quasi invalicabile nel cuore della difesa azzurra, e soprattutto Lozano, fortemente voluto da Ancelotti e acquistato da AdL alla cifra record di 42 milioni di euro (mai il club azzurro nella sua Storia aveva speso tanto); in più, ad arricchire l’organico, il validissimo Di Lorenzo, non a caso ora finito nel giro della Nazionale di Mancini, il talentuoso prospetto Elmas e la riserva di lusso Llorente, un panzer ideale per sfondare in attacco alla bisogna. Il tutto affidato nelle mani di uno degli allenatori più vincenti al mondo e che aveva avuto modo, nei dodici mesi precedenti, di “prendere le misure” al resto della squadra e all’intero ambiente partenopeo. Le mie sole perplessità erano legate alla cessione di Rog non compensata dall’arrivo di un mediano con le caratteristiche giuste di un vice Allan e l’adattabilità tutta da dimostrare di Fabian Ruiz o di Elmas come regista centrale in una ipotetica linea a 3, qualora il mister avesse dovuto ritenere di giocare a volte con un 4-3-3 o un 4-3-2-1. Ma mi sembravano dettagli sui quali poter quasi sorvolare. Ero -ripeto- fortemente convinto che ci fossero tutti i presupposti per dare filo da torcere per l’intero campionato alla solita strabenedetta Juventus e per ben figurare in Champions.
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Anche adesso, guardando e riguardando la rosa azzurra e quelle della concorrenza, non cambio idea: il Napoli sulla carta ha qualità da vendere. Meno -ma nemmeno tantissimo- dei bianconeri di Sarri. Più dell’Inter, per non parlare della Roma, dell’Atalanta, del Cagliari e della Lazio, che pure precedono INCREDIBILMENTE il Napoli in classifica. Il punto è che non si vincono i campionati con le figurine. Non basta collezionare campioni e bravi giocatori, ben posizionarli in campo e aspettarsi piogge di vittorie. Servono applicazione negli schemi, spirito di sacrificio, corsa, vigore, rabbia agonistica, concentrazione assoluta dal primo all’ultimo secondo di gioco. E magari, perché no, disponendo di un mago della panchina, occorrerebbe anche qualche trovata tattica al momento giusto e le sostituzioni opportune a gara in corso. Il tutto condito con un pizzico di fortuna e accompagnato da una società robusta alle spalle, che protegga la serenità del gruppo sotto ogni aspetto e sappia farsi rispettare nel Palazzo chiedendo arbitri all’altezza e uniformità di trattamento (leggi le mancate letture del Var) con gli altri top club. Molte di queste cose da inizio settembre non le abbiamo viste, se non a sprazzi. Eppure… Sembra un millennio fa, ma era solo lo scorso 17 settembre quando al San Paolo contro il Liverpool abbiamo visto uno dei Napoli più belli di sempre. Cosa diavolo è accaduto da allora a oggi? Quando ero giovane cronista potevo accedere quotidianamente al Centro Paradiso di Soccavo e seguire di persona gli allenamenti, parlando quasi senza filtri direttamente con i protagonisti dell’epoca: gente che si chiamava Maradona, Careca, Giordano, Ottavio Bianchi, Luciano Moggi, Alemao, Bruscolotti… Oggi il calcio è cambiato e a Castel Volturno, come negli altri centri sportivi, le sedute tecniche e atletiche sono a porte blindatissime e non si può praticamente avvicinare nessuno. Non è possibile, quindi, respirare certe situazioni e comprendere se durante le scorse settimane ci sono stati atteggiamenti sbagliati, scarsa applicazione, musi imbronciati o altro. Certe verità è più difficile che escano fuori. Anche per questo, fateci caso, nessuno indovina più le formazioni… Certo è che qualche problema deve esserci se è vero che la classifica del Napoli adesso piange e che il bel gioco nelle ultime settimane si è visto poco, mentre i reparti sono scollegati, la difesa ha più volte sbandato ed il centrocampo non è più riuscito a tenere il pallino del gioco, come fatto invece abbondantemente nell’era sarriana e in buona parte della scorsa stagione.
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Il fato vuole che si rigiochi subito dopo la disfatta dell’Olimpico. Meglio così. Contro il Salisburgo serve una prestazione maiuscola, per non compromettere il cammino in Champions e per dare un calcio alle polemiche. Ancelotti è una leggenda vivente del calcio mondiale, ma pur ammettendo che capita a tutti di sbagliare e di non trovare la quadra, tante sue scelte non le ho capite. Trovo comunque giusto e naturale, visto il suo curriculum (un altro tecnico forse sarebbe stato già esonerato), che De Laurentiis gli dia fiducia, anche se ormai gli obiettivi sono rapidamente e tristemente cambiati. Lo Scudetto è una chimera: 11 punti dalla capolista sono un’infinità, non si può che dirottare le speranze verso un buon prosieguo in Champions, un piazzamento tra le prime quattro in Serie A e magari la vittoria consolatrice di una nuova Coppa Italia. Ma è arrivato il momento che Ancelotti metta in mostra il meglio del suo bagaglio professionale. Conoscendolo, sono certo che accetti le critiche. Possibile che uno come lui non riesca ad uscire fuori da questa crisi? Questo Napoli è in cerca di forza mentale, di “cazzimma” e di identità. Forse è arrivato il momento di dire basta agli esperimenti. Basta al turnover esasperato. Si è passati dai quasi eroici (e alla fine spompati) titolarissimi di Sarri agli otto-cambi-otto di Ancelotti da una partita all’altra. Possibile che non ci sia spazio per una sana via di mezzo? Si dia un volto chiaro a questa squadra, anche nella scelta dei ruoli. Mi chiedo perché, per fare solo un esempio, Fabian Ruiz dobbiamo vederlo una volta mezzo destro, una volta mezzo sinistro, un’altra esterno mancino, un’altra trequartista e un’altra in panchina… E perché Lozano è stato ripetutamente impiegato come punta centrale, lui che, invece, partendo dalla destra (dove un Elmas proprio non si può più vedere!) o dalla fascia opposta sa mettere in mostra il meglio del proprio repertorio? È normale fare esperimenti di ruolo sulla pelle dell’acquisto più costoso della Storia del Napoli? Ma allora perché è stato chiesto a De Laurentiis di svenarsi pur di portarlo a Napoli? Spero e credo che Ancelotti ora faccia scelte nette e ben definite. Altrimenti, oltretutto, sarebbe lui a pagarne per tutti le conseguenze, qualora la situazione dovesse ulteriormente precipitare. E se posso dare un modesto consiglio a De Laurentiis, definisca subito, in un modo o nell’altro, le questioni contrattuali con Callejon, Mertens e Insigne. Non sono un dirigente calcistico ma da quarant’anni vivo in certi ambienti, compreso quello calcistico, e sono fermamente convinto che i calciatori, anche i più bravi e i più professionali, non sono tanto diversi dalle star di Hollywood o di Cinecittà. Se perdono serenità rischia di risentirne negativamente l’intero gruppo di lavoro.Antonello Perillo

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