DOSSIER SUGLI STADI CALABRESI,REGGIO CALABRIA,COSENZA,CROTONE QUALCOSA NON VA

DOSSIER SUGLI STADI CALABRESI,REGGIO CALABRIA,COSENZA,CROTONE QUALCOSA NON VA

L’INCHIESTA E’ DEL SITO http://www.calabriasport24.net/

Momento delicato, situazione difficile. Non si può certo dire che per alcuni stadi in Calabria la situazione sia tutta rose e fiori. Da Reggio Calabria a Crotone, passando per Cosenza, la situazione è difficile ed ognuna – con le diverse problematiche del caso – sta avendo i propri sviluppi. Iniziamo parlando dello stadio più a Sud di tutti, ovvero, dal “Granillo” di Reggio Calabria. La problematica principale di esso è quella riguardante il terreno di gioco (ma non solo). Un rettangolo verde (che di verde, in questo periodo dell’anno, ha ben poco) poco curato dopo il termine del campionato e che si riduce PUNTUALMENTE ai minimi termini nei mesi estivi. Definito più volte dai tifosi come “un campo di patate”, l’impianto reggino, tuttavia, sta subendo delle operazioni di riassestamento visto il trascuramento di questi mesi. Da qualche settimana, infatti, sono iniziati i lavori grazie ai fondi stanziati dal Comune di Reggio Calabria (che ha conunque annunciato di non poterlo gestire) per rimettere in sesto il terreno di gioco. I lavori riguardanti il “Granillo”, però, si estenderebbero anche ai sanitari, a dir poco fatiscenti e tanto criticati dai tifosi. Intanto, domenica scorsa, la Reggina ha debuttato contro la Vibonese in un “Granillo” ancora in via di assestamento (il ds Taibi ha dichiarato che il terreno di gioco ha penalizzato il tipo di gioco della squadra) ma che, secondo quanto annunciato dal Comune, dovrebbe essere totalmente pronto per l’inizio del campionato (2 Settembre).

Problemi di natura diversa, invece, in casa Crotone e Cosenza. Una problematica che si estende da un paio di anni, quella legata allo “Scida”, per i pitagorici. La deroga per la concessione dello stadio è scaduta lo scorso 18 Luglio e, perciò, dall’impianto crotonese dovranno essere rimosse quelle tribune mobili poste circa due anni fa per superare il vincolo archeologico che, senza un progetto per un nuovo stadio, diventa sempre più un ostacolo, stavolta, difficilmente superabile. Ad oggi, la soprintendenza dice proprio che dal suddetto stadio dovranno essere rimosse tali tribune mobili poste, appunto, in zona archeologica. Dopo la scadenza della deroga, ciò che sembra essere sicuro è che non verrà concessa una seconda concessione, visto anche che un’eccezione (con la “E” maiuscola) è stata già fatta due anni fa, quando il Comune di Crotone chiese la “concessione straordinaria” promettendo, in due anni, di trovare un altro impianto. A distanza di due anni, non solo non è stato trovato un altro impianto ma, cosa più grave e che mette chiaramente in evidenza le volontà di chi di dovere, non è stato neppure presentato uno stralcio di progetto per il nuovo stadio. In più, le tribune mobili, prima prese in affitto, sono diventate di proprietà (come riportato dal Corriere della Calabria). Insomma, basterebbero queste ultime righe per capire la situazione attuale, ma anche e soprattutto le volontà (di fatto impossibili) di chi di dovere sulla questione stadio.

Un’altra questione delicata relativa ad uno stadio calabrese, è quella del “San Vito Gigi Marulla” di Cosenza. Con l’approdo in B dei lupi silani, l’impianto di ‘via degli stadi’ dovrà subire dei lavori di adeguamento per il campionato cadetto. Tali lavori, a dir la verità, sono già partiti da un paio di giorni anche se stanno procedendo a rilento. Il rischio per la squadra di Guarascio, ad oggi, è quello che si vada a giocare in un altro stadio (Avellino o Bari) se la consegna dei lavori non dovesse rispettare i tempi.

Insomma, la situazione riguardante le strutture (in questo caso ma anche in particolar modo, sportive) in Calabria non è delle migliori. C’è qualcosa che non va, nello specifico, circa la questione legata agli stadi, per i quali i fondi stanziati scarseggiano sempre di più e le problematiche aumentano anno dopo anno. È anche vero, però, che gli stadi andrebbero curati costantemente, e non a periodi. Bisognerebbe agire e non aspettare, imparando anche dagli errori. Altrimenti, la scena assomiglierebbe a quella di un cane che si morde la coda…Antonio Calafiore

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