GIUGLIANO,AGOVINO: “RINGRAZIO DIO PER ESSERE AL GIUGLIANO, ABBIAMO FATTO UN MEZZO MIRACOLO”

GIUGLIANO,AGOVINO: “RINGRAZIO DIO PER ESSERE AL GIUGLIANO, ABBIAMO FATTO UN MEZZO MIRACOLO”

Arrivato in un momento difficile del Giugliano, Massimo Agovino ha messo le sue qualità e la sua esperienza al servizio dei Tigrotti, permettendo alla squadra di recuperare il gap dalla Frattese, così da potersi giocare lo scontro diretto fissato per il 28 aprile. Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, il tecnico ha toccato diversi temi dell’esperienza con i gialloblù.

Mister, non possiamo che cominciare ricordando le emozioni provate domenica. È consapevole di aver fatto qualcosa di realmente importante?

“Mi fa piacere, lo dico senza presunzione alcuna, che qualcuno faccia notare questa cosa. Mi spiego meglio: vengono menzionati altri colleghi che, classifica alla mano, risultano essere terzi, quarti o quinti. Non è un problema, ci mancherebbe, perché a 52 anni non do peso a queste cose. Ritengo, però, che non menzionare nemmeno in un piccolo rigo l’allenatore del Giugliano mi infastidisce. Voglio sottolineare una cosa: ho ereditato da Antonio De Stefano, che ringrazio, una squadra seconda in classifica, con appena una partita in campionato all’attivo. Difatti, quando mi sono presentato ai ragazzi, ho fatto riferimento quanto appena detto, ovvero che avevo preso il posto di un collega più che valido. Potevo dire cose diverse, ma la verità deve regnare sovrana. Quello, però, sul quale non viene posto l’accento, è che ho cominciato questa avventura nel peggior momento del Giugliano, che veniva da una sconfitta in Finale di Coppa Italia che pesava come un macigno sulle teste dei calciatori, e sappiamo quanto sia importante l’aspetto mentale. Abbiamo recuperato i 6 punti di distacco dalla Frattese grazie ad un lavoro certosino da parte dello staff del Giugliano Calcio, che si è speso totalmente per la causa di questa società. Fatica, dedizione, passione, queste sono le caratteristiche che ci contraddistinguono. Non sono arrivato come semplice motivatore, altrimenti bisognerebbe ricordare Sebino Nela che bacchetta Ranieri dicendo che oltre le motivazioni deve esserci il lavoro di campo. Quindi, dico questo per palesare il fatto che la squadra, da tre mesi a questa parte, ma ritengo anche con mister De Stefano, lavori tantissimo sul rettangolo verde. Mi fa ovviamente piacere averla motivata, ci mancherebbe. Credo quindi ci sia anche da parlare del lavoro del sottoscritto”.

Nove vittorie in dieci partite, un ruolino di marcia che ha sfiorato la perfezione. Tra Agovino e il Giugliano non c’è stato quindi bisogno di alcun periodo di conoscenza reciproca, quantomeno in termini di risultati. Quali corde ha toccato per farsi seguire sin da subito dai calciatori?

“L’aspetto motivazionale ha influito molto, perché ho cercato, attraverso l’esperienza, di entrare nelle teste dei calciatori, così da eliminare le scorie della sconfitta in Coppa Italia, facendo capire ai ragazzi che non fosse ancora finita. C’era ancora un round da giocare, bisognava stare sul pezzo e tutto ciò è passato dal lavoro quotidiano sul campo, oltre che dalle motivazioni che abbiamo citato in apertura. Tatticamente parlando, ho cercato di far passare al gruppo il messaggio che bisognava indossare un abito diverso da quanto fatto fino a quel punto. Dal mio esordio contro l’Ottaviano, la squadra ha cercato di proporre un altro tipo di calcio, non migliore o peggiore, bensì diverso, fatto maggiormente di palleggio, pazienza per riuscire a trovare le giocate provate in settimana”.

Abbiamo avuto modo di scrivere e analizzare della continua metamorfosi del Giugliano sotto la sua gestione, con la squadra che si è riscoperta camaleontica. Ci può spiegare come mai ha deciso di apportare questi cambiamenti nello scacchiere tattico?

“Quando un allenatore subentra, il maggior timore è dettato dal tempo. Nel mio caso, seppur conoscessi qualche calciatore, ho cercato di capire quale fosse il materiale a disposizione. Ho studiato come potenziare i miei ragazzi, perché è questo che deve fare un tecnico, ma non mi sono affidato ad un modulo, ad uno schema, ad un numero. Al sottoscritto viene affiancato oramai da anni, il 4-3-3, invece mi sono accorto che la squadra potesse giocare tranquillamente con la difesa a tre, oppure partire con quattro uomini a comporre la retroguardia e poi passare a questo tre-rombo-tre in fase di possesso. Ho cercato di togliere certezze alle squadre avversarie, perché sulle codifiche vieni codificato. Ho chiesto ai calciatori la disponibilità a fare propri questi cambiamenti e, nella partita di Afragola, credo che sia stato toccato il picco massimo di questa evoluzione, tra l’altro in una partita dove ci giocavamo tutto. Chiesi a Liccardo di fare il centrale difensivo quando non avevamo il pallone e, post recupero, di staccarsi dalla linea difensiva e andare a fare il play, con Tarascio a fare da vertice alto a questo rombo. Abbiamo provato e riprovato certe dinamiche, ho capito che la squadra aveva certezze, ed ora sono sicuramente più sereno perché il Giugliano ha varie soluzioni. Noi allenatori sbagliamo quando ci focalizziamo solo su un sistema di gioco, bisogna capire che materiale si ha a disposizione per essere camaleontici, ovviamente senza esagerare con il rischio di snaturare la squadra”.

Collegandoci a quanto ha appena detto, sposando la tesi che nel calcio odierno non bisogna parlare di modulo ma di idee, la fluidità che ha cercato di portare in campo la si è vista sin da subito. In quel di Barano colpì, ad esempio, Barone Lumaga come incursore che spesso si alzava sotto la punta.

“Chi sa di calcio, capisce che a Barano abbiamo giocato decisamente con il 4-2-3-1, con un centrocampo che ruotava di continuo. Giocavamo a coppia nel possesso palla, con Barone Lumaga che scivolava alle spalle dei centrocampisti avversari, cosa che avevamo proposto in settimana. In fase di non possesso, invece, era un 4-1-4-1, ovvero due linee da quattro con Liccardo a fare da schermo dinanzi Di Girolamo e Cassandro. Chi parla di moduli mostra miopia, il calcio si costruisce con le variabili. Oggi si attacca in una maniera e si difende in un’altra”.

Lei è un profilo che con l’Eccellenza ha poco, se non nulla, da condividere. È d’accordo, però, nel definire stimolante l’aver vissuto un’esperienza in un Girone competitivo come poche volte nella storia recente della categoria?

“Ringrazio Dio di essere sceso di categoria per la prima volta, questo mi ha fatto diventare un allenatore e uomo migliore, perché questo mi ha insegnato tante cose. Avevo un grande bisogno di ripartire, potevo andare a Sarno, così come c’era la possibilità di andare nel Girone F qualche mese prima, ma non era il momento per fare calcio. Ho vissuto momenti difficili nella mia vita privata, non avevo più tanta voglia di rimettermi in gioco. Avevo quasi smesso prima che il Giugliano mi chiamasse. A quel punto si è riaccesa la fiammella, mi sono messo alle spalle questo periodo negativo per poter ripartire, per questo i Tigrotti mi hanno fatto veramente bene sotto tutti i punti di vista”.

Il 28 aprile ci sarà l’atto conclusivo con un’ottima compagine come la Frattese. Parliamo di una sfida che si prepara da sola, ma come bisognerà approcciare una volta fischiato il calcio d’inizio?

“Farei un passo indietro per capire cosa fare prima del calcio d’inizio. Ho parlato con la squadra, alla quale ho detto che bisogna stare tranquilli e, in questo momento, vedere il bicchiere pieno. Quando sono arrivato eravamo a 6 punti dalla Frattese, bisognava fare questo mezzo miracolo, se così possiamo definirlo, e ciò è avvenuto, quindi non si può sminuire il percorso come qualcuno ha tentato di fare. Si dice che il Giugliano dovesse ammazzare il campionato ed è sbagliato, perché c’erano altre compagini come Frattese e Afragolese che erano attrezzate per fare molto bene. Quindi stiamo sereni. Bisogna poi fare un allenamento invisibile, il che significa una corretta alimentazione, riposare, avere ritmi quotidiani consoni, allenarsi bene, quindi tante componenti prima del fischio d’inizio. Non rispettare questa tabella di marcia potrebbe essere deleterio. Esigo quindi una vita da professionisti per i ragazzi, cosa che hanno sempre fatto. Arriverà poi la palla al centro, e sia io che il collega della Frattese cercheremo di prepararla al meglio”.

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