IL FROSINONE E’ IN SERIE A

IL FROSINONE E’ IN SERIE A

FROSINONE – L’anatema lanciato da Lotito aveva la forma di un boomerang. Il Frosinone è in Serie A, raggiunge il Carpi che c’era arrivato già da tre settimane, e completa così la rivincita delle piccole che non dovevano neppure avvicinarsi al buffet delle grandi, almeno secondo quanto auspicava il presidente della Lazio nellatelefonata registrata dal dg dell’Ischia Iodice.  E, proprio come il Carpi, è una promozione storica, la prima volta della squadra ciociara in 87 anni di storia e di questa cittadina di 46mila abitanti: due anni fa era in C1, ha vinto due campionati di fila. Fino al 2006 non s’era mai affacciata in B, e Frosinone-Juventus sembrò allora un incrocio assurdo, qualcosa di irripetibile. Invece, preparatevi: l’anno prossimo si replica. Un’ascesa dovuta agli investimenti, importanti ma non folli, del patron Maurizio Stirpe (componenti in plastica), che è anche il presidente di Unindustria. Monte ingaggi da 4,5 milioni, 300mila euro spesi sul mercato estivo.

Bastava la vittoria sul Crotone per concludere la cavalcata degli uomini di Stellone: è stata un parto naturale, nel vecchio comunale che qui chiamano Matusa e oggi ospitava molti più dei 9800 previsti dalla capienza ufficiale, senza contare il resto della città che aspettava ai cancelli, priva di biglietto, o ha trovato ospitalità sui balconi delle case popolari che circondano l’impianto. La splendida girata di Daniel Ciofani dopo un quarto d’ora, il tiro vincente di Dionisi quasi da terra prima dell’intervallo, persino un rigore neutralizzato quasi con prepotenza da Zappino al povero Suciu a metà ripresa, hanno messo al sicuro il risultato prima dell’apoteosi al minuto numero 70. Su un lancio di Ciofani, Dionisi con il tacco ha fatto un sombrero a Stojanovic, si è ritrovato da solo con la porta vuota, il pubblico era già in piedi. Lui ha fatto un bel respiro e ha siglato il terzo gol con beata sicurezza. Al resto (il gol di Gigli, poi espulso con Blanchard, e le scaramucce nei minuti finali) non ha più fatto caso nessuno.

La promozione il Frosinone l’ha costruita in casa, con 48 punti conquistati su 63 disponibili, in uno stadio troppo piccolo per la A, ma che è stato l’unica casa del club dal ’28 a oggi. Prese il soprannome nel ’71 da un cronista locale, Luciano Renna, a sottolinearne già allora le rughe e la vetustà, la squadra era in D e la A non era contemplata neppure fra i sogni proibiti. Nel fortino, il Frosinone ha perso una volta sola con la Ternana (unico stop negli ultimi due anni), ma c’era così tanta nebbia che se ne sono accorti in pochi. Anche il nocchiero è stato pasciuto in casa: Roberto Stellone, fino a ieri centravanti di razza, è uno degli emergenti italiani, fa questo mestiere da 4 anni e ha appena superato il supercorso di Coverciano. Con la Berretti del Frosinone ha vinto lo scudetto. Con la prima squadra, ha ottenuto due promozioni in tre anni, merito anche del feeling con il gruppo: dei senatori è stato compagno di spogliatoio, dei giovani il mentore nel vivaio. Gli avevano fissato un premio salvezza di 50mila euro con rinnovo automatico del contratto. Adesso, promette, sarà lui anche l’allenatore in Serie A.

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