SERIE D TUTTI PAZZI PER DOTO,IL GIOIELLO DELL’AGROPOLI DIVENTATO IL SIMBOLO DEL DELFINO

SERIE D TUTTI PAZZI PER DOTO,IL GIOIELLO DELL’AGROPOLI DIVENTATO IL SIMBOLO DEL DELFINO

 

Berna per Bernardeschi,no semplicemente Giando come Giandomenico il nik name del  gioiello dell’Agropoli somigliante proprio a Bernardeschi non solo per la cresta che lo juventino non ha più ma per la grande falcata,per quel modo di trattare la palla e per il suo carattere mite che vuole solo una cosa,il pallone fra i piedi e inventare.Quel pallone che troppe volte gli è stato negato perchè la mediocrità di chi lo ha gestito non ha saputo cogliere l’aspetto del mancino di Fonte e non ne ha saputo finalizzare le doti,il talento,la forza.Il limite del fantasista agropolese è stato questo,non avere gente competente che lo ha saputo valorizzare e gettare nel calcio che conta fatto ormai di “pratiche”,raccomandati e mediocri pseudo calciatori gestiti da procuratori sempre più avvoltoi pronti a guadagnare le mille euro ad ogni finestra di mercato sui ragazzi gestiti.Giandomenico Doto,classe 1999,è stato vittima proprio di questo vil sistema dove la pulizia morale e calcistica del ragazzo è stata messa in panchina,in tribuna e a casa. La cosa più deprimente che il sistema lo accusato di svogliatezza,di superficialità,di distrazione.

Bugiardi e infami quello sono.Tutto però è tornato utile e il fango  subito dal ragazzino mite e sensibile ma con una forza interiore che prima o poi doveva esplodere,lo ha motivato ancora di più,lo ha sferzato,maturato grazie anche alla forza di una famiglia che ne ha seguito l’iter e approvato le scelte.Studente con profitto di scienze motorie,Doto è esploso nel momento più difficile della storia dell’Agropoli,quando proprio l’ennesimo allenatore, incompetente come gli altri,è stato costretto a metterlo dentro perchè tutti scappano,si tirano fuori dalla mischia,si fanno espellere,inventano infortuni e via dicendo. Giando è l’unico giocatore di proprietà dell’Agropoli che non porta soldi,non ha procuratori ne gente che lo raccomanda,perciò si sono accaniti .Mai cercare di buttare via quello che Dio ha creato,si commette peccato vero Procopio,il tecnico attuale gli aveva detto negli spogliatoi:”Non ti faccio giocare un minuto”accanendosi chissà per quale motivo e approfittando della timidezza del ragazzo umiliato e offeso tanto da smuovere la suscettibilità dell’allenatore in seconda Stefano Ferragina l’angelo del quale,forse si è servito  Dio e dal quale sono arrivate le parole di grande conforto che ne hanno sollevato il morale,frasi giuste al posto giusto ed ecco sgusciare quell’estro,quella classe,quella forza di cui oggi tutti parlano.Ci è voluto poco per esplodere,era tutto dentro,rimasto nell’immaginazione di chi ha sempre creduto nel ragazzo,Ferragina docet.Nulla capita a caso ed eccolo qua questo gioiello,l’unico di proprietà dell’Agropoli dell’era Ferrara,Rekik prodotti del vivaio locale avviati da un profeta come Villani coach abile,esperto e competente,oggi protagonisti in altre piazze ma simboli dell’Agropoli.

Il delfino si aggrappa a questo ragazzino ancora acerbo ma pulito come la storia dell’Us Agropoli mai fallita,come quella bandiera senza macchia  che sventola  sui pennoni più alti della città e di tutto il calcio,l’Agropoli  c’è ancora e ha un nome Doto, lo ha detto l’uomo al quale si è aggrappata l’Agropoli Fabio Cortazzo: “Doto è il nostro simbolo,la ricostruzione parte da lui”.Il rischio che i riflettori possano distrarlo ci sono tutti ma in questi mesi Giando deve contribuire alla ricostruzione sfoderando prestazioni come le ultime,tenendo i piedi bene a  terra e guidando la squadra verso una retrocessione amara ma pulita come i suoi piedi,come la sua testa,come il suo futuro.Il tunnel ancora è lungo ma la luce si vede.

Estro,classe,fantasia gli ingredienti della sua presenza,l’Agropoli ha mille risorse,non se lo dimentichino coloro che ne stanno minando la storia e chi l’ha usata e abbandonata.Doto è in compagnia,ci sono molti gioiellini nel settore giovanile pronti a svettare e rappresentare questa squadra la cui storia arriva al traguardo dei cento anni punto di partenza per un nuovo corso e per scrivere altre pagine importanti anche perchè ora ci sono i tifosi che fanno i body guard e con i delfini non si scherza più.E ce ora una città pazza per Doto,per le sue giocate,per la sua serietà e per la sua immagine prima pietra di un nuovo corso,di una nuova era.La palla a centro ci sarà ancora Bruno Meola stia tranquillo.Sergio Vessicchio

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