VITTER: “LA SARNESE FA DEL FAIR PLAY IL SUO FIORE ALL’OCCHIELLO”

VITTER: “LA SARNESE FA DEL FAIR PLAY IL SUO FIORE ALL’OCCHIELLO”

Immaginate di essere allo stadio. La vostra squadra del cuore ha appena perso in casa, magari per un errore arbitrale o contro una rivale in corsa per i medesimi obiettivi. Al triplice fischio, mentre sconsolati tentate di analizzare la sconfitta, ecco avvicinarsi i calciatori della squadra avversaria. Sì, proprio loro. Quelli che hanno reso amara la vostra domenica di passione, quelli che avete fischiato per l’intera partita e che ora, nonostante tutto, vi applaudono col sorriso sulle labbra. “Applausi ironici, non c’è altra spiegazione” penseranno in molti. “Benvenuti nel calcio moderno, ecco l’ennesimo pessimo esempio dato ai tifosi”. E invece no, è tutto vero. Dicasi fair play, sportività, capacità di svestire immediatamente i panni dei calciatori per tornare ad essere uomini dentro e fuori dal campo. Questo gesto è il biglietto da visita della Sarnese, squadra di Sarno (comune in provincia di Salerno) inserita nel Girone H del campionato di Serie D. Una bella abitudine, un modo alternativo per non prendere troppo sul serio un mondo difficile e allo stesso tempo affascinante come quello dei dilettanti.

L’ideatore? Pasquale Vitter, allenatore della Sarnese, che a GianlucaDiMarzio.Com ripercorre le tappe di un’idea che ha conquistato (quasi) tutti gli stadi di Serie D: “In ogni partita che disputiamo, sia in casa che in trasferta, i miei ragazzi, prima e dopo l’incontro, vanno a salutare e ringraziare i tifosi ospiti. L’idea è nata per stemperare l’aria di tensione, perché la nostra società fa del fair play il suo fiore all’occhiello. Vogliamo portare in tutti gli stadi un messaggio di distensione, siamo una matricola, veniamo dall’Eccellenza e per noi è un onore andare a giocare ad Andria, a Taranto, a Brindisi, a Monopoli”.  Un messaggio forte e chiaro, la cui diffusione è stata facilitata dalla piena disponibilità ricevuta dalla squadra: “Prima di allenare dei calciatori so di avere in rosa grandi uomini. Qui c’è gente che gioca a calcio da vent’anni ed erano tutti d’accordo. Anche la società ha sposato in pieno questa filosofia, siamo tutti convinti del nostro gesto. Per noi la partita dura novanta minuti, poi si ritorna ad essere uomini”.

Non sempre, però, è facile riuscire ad accantonare la rabbia o la delusione in caso di sconfitta: “Posso assicurarvi che spesso è dura. Se vinci in trasferta e poi vai a ringraziare il pubblico non sempre va bene, spesso abbiamo anche ricevuto qualche fischio. Quando perdiamo, invece, arrivano soprattutto grandi applausi. Altre volte, ancora, è capitato che uno dei nostri, beccato per tutta la partita, abbia insistito per non seguire la squadra sotto la curva. In questi casi è difficile lasciarsi tutto alle spalle ed applaudire le stesse persone che ti hanno fischiato pochi minuti prima”. E le tifoserie avversarie non possono che restare dubbiose: “Spesso i tifosi sono disorientati, non riescono a capire il perché del nostro gesto. A Monopoli, nella prima trasferta del campionato dove perdemmo 2 a 1, rimasero perplessi. Solo dopo pochi secondi si accorsero che il nostro era un messaggio distensivo, così ci hanno apprezzato surclassandoci di applausi. Quando abbiamo vinto ad Arzano, invece, qualcuno ci ha contestato, ma è comprensibile”.

L’ultima trasferta della Sarnese ha messo a dura prova i calciatori granata. Dopo il vantaggio di Maggio, il Potenza ha ribaltato il risultato nei minuti finali: “Salutare i tifosi avversari dopo aver perso al novantesimo non è per nulla facile. La delusione era tanta, ma i ragazzi lo hanno fatto ugualmente con correttezza ed hanno ricevuto un lungo tributo sia dalla curva che dalla tribuna.Al di là dei risultati sportivi, queste dimostrazioni d’affetto da parte delle tifoserie avversarie sono molto gratificanti. E’ il loro modo di farci capire che il nostro gesto è apprezzato ovunque”.

Una stagione da incorniciare per la Sarnese. Il settimo posto in classifica, alle spalle di tante big quali Fidelis Andria, Potenza, Taranto e Cavese, è il giusto premio ad una società che, da neopromossa, ha saputo programmare il futuro con serietà e competenza: “Siamo una delle squadre che spende meno sul mercato – sottolinea Pasquale Vitter -, abbiamo in rosa diversi calciatori esperti di oltre 34 anni. I ragazzi fino a questo momento sono stati eccezionali, dobbiamo essere bravi a non perdere quanto di buono fatto finora e raggiungere la matematica salvezza quanto prima”.

A cura di Fabio Tarantino

Categories: SERIE D

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