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𝐃𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐥 𝐌𝐨𝐧𝐳𝐚, 𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐛𝐚𝐬𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐣𝐮𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐧𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢. 𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚 𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐝 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞, 𝐪𝐮𝐚𝐬𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐬𝐞 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐞𝐫𝐢𝐨. 𝐍𝐞𝐥 𝟏𝟗𝟗𝟎 𝐟𝐮 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐚 𝐮𝐧 𝐦𝐚𝐧𝐚𝐠𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 (𝐋𝐮𝐜𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐳𝐞𝐦𝐨𝐥𝐨) 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐮𝐧 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐮𝐨𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨 (𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐚𝐫𝐢𝐬𝐦𝐚 𝐞𝐝 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚) 𝐞 𝐟𝐮 𝐮𝐧 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨. 𝐆𝐥𝐢 𝐞𝐬𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐯𝐢𝐫𝐭𝐮𝐨𝐬𝐢: n𝐞𝐥 𝟏𝟗𝟗𝟒 𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟏/𝟏𝟐 𝐢 𝐜𝐢𝐜𝐥𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐝’𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐢 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢.
Nel 1994 la gestione della Juve passò dalle mani di Giovanni Agnelli (e Boniperti) a quelle di Umberto Agnelli e del suo braccio destro Antonio Giraudo. Fu ingaggiato un direttore sportivo di assoluta esperienza come Luciano Moggi che scelse un tecnico emergente: Marcello Lippi. A chiudere il cerchio una bandiera di lusso (e grosso intenditore di calcio): Roberto Bettega, colui che scoprì Zidane.
Moggi-Bettega-Giraudo hanno avuto il coraggio di far fuori il tecnico più vincente della storia della Juventus (Giovanni Trapattoni) e di sostituirlo con un allenatore che era reduce da un quinto posto a Napoli.
Nel 2011 c’è stato il cambio della guardia: ancora una volta si è passati dal ramo di Gianni Agnelli (Elkann) a quello degli eredi di Umberto. E’ arrivato un nuovo presidente: Andrea Agnelli (figlio del compianto Umberto) e un manager di assoluta esperienza come Beppe Marotta (scelto dagli Elkann su consiglio di Marchionne) che si portò dietro un direttore sportivo che aveva fatto benissimo alla Sampdoria: Fabio Paratici. Il primo anno non fu felice ma la coppia non aveva avuto tempo per programmare (arrivarono a mercato già in corso o quasi). La stagione successiva Agnelli scelte Conte e iniziò una lunga serie di vittorie.
Oggi ci ritroviamo a pezzi, sia dal punto di vista societario che tecnico e con la spada di damocle delle penalizzazioni che potrebbero costarci molto.
Questo ciclo però è partito male, senza un direttore di assoluta esperinza, una mente tecnica che possa prendere tutte le decisioni e scegliere un allenatore emergente.
In questo momento in Serie A ci sono allenatori strapagati (come Allegri 7 milioni + 2 di bonus, Pioli 5 milioni e Inzaghi, 5.5 milioni) che non stanno rendendo come nelle aspettative e negli investimenti delle rose dei club. In questa stagione non stanno dando nulla in più e sono pagati come top top manager.
Gli esempi di Raffaele Palladino, Dionisi e di Igor Tudor sono da seguire, anche se ti chiami Juventus. non servono fenomeni ma tecnici moderni che sappiano far giocare a calcio, in modo organizzato e intenso, con un impianto di gioco che è oramai comune a tutti i club dei campionati più importanti come Premier, Bundesliga, Liga e Ligue 1. Lippi e Conte venivano dalla gavetta.
Accanto a un tecnico emergente però ci vuole una società forte, un allenatore giovane con Calvo, Scanavino e Ferrero rischia di perdere la bussola facilmente. Non perché non siano degli ottimi manager, nei loro settori sono dei guru, ma perché ci vuole il direttore sportivo/generale navigato che sappia di calcio e che scelga l’allenatore giusto e che costruisca un settore tecnico organizzato e forte con staff sanitario, atletico e tecnico al top! Juventino al 100×100

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