LA SFORTUNA E IL VILLAREAL ELIMINANO IL NAPOLI DALL’EUROPA LEAGUE CONDANNATO DA UN CROSS SBILENCO

Il Napoli fallisce la remuntada al Villarreal e saluta, ai sedicesimi, l’Europa League. Lunedì al Franchi sfida tra deluse contro l’altra eliminata, la Fiorentina, sconfitta 3-0 dal Tottenham.

IL PROTAGONISTA – La fortuna è un po’ come la nebbia: c’è ma non si vede. Dipende dai punti di vista. È per questo che i dibattiti settimanali vivono d’attimi in cui il fato, il fattore c…., il destino è presente solo in parte, a seconda dei casi. Il Napoli saluta l’Europa League ai sedicesimi e per la quarta volta consecutiva in stagione non vince. Cause? Il bello è proprio questo: la maggior parte delle persone fa riferimento, banalmente, a condizione fisica, coperta corta, squadra scarica, giocattolo rotto. La verità non esiste ma è assai simile al concetto che il Napoli, da qualche settimana, è vittima d’un incastro di eventi il cui protagonista è proprio il caso. L’ultimo epilogo è il gol di Pina che beffa Reina, il cross che si trasforma in tiro, il rischio calcolato che diventa rete e ricorda a tutti che la fortuna gira, vero, ma lo fa soprattutto altrove.

IL MOMENTO CHIAVE – Il numero che tutti evitano è anche quello che tutti amano: ironia del destino. Marek Hamsik ha scelto il “17” e non se n’è mai pentito. Era il suo numero e lo è stato anche a Napoli, anche quando – appena arrivato – gli hanno ricordato che le due cifre, insieme, fanno spesso danni da queste parti. Poca importanza, nessun peso alla scaramanzia e nessuna sorpresa o stupore se il gol del vantaggio, suo, stupendo, bacia proprio il diciassettesimo minuto, la lancetta che accarezza il numero scomodo, da tutti evitato ma anche un po’ amato. Oggi più di ieri. Peccato che l’illusione, intensa, sia anche fugace, tanto da durare l’attimo d’una speranza vana.

POTEVA FAR MEGLIO – Il Napoli ha sulla coscienza l’eliminazione. Pareggia ma avrebbe potuto vincere 3 a 1, oppure 4 a 0: fa poca differenza. Sono almeno otto le (nitide) occasioni da gol sciupate, il certificato di dominio d’una squadra troppo sprecona, poco lucida e brillante soprattutto coi suoi uomini migliori, con quelli decisivi, spesso determinanti. Sbaglia Higuain, sbaglia Insigne, sbaglia Mertens. Sbagliano un po’ tutti e, inconsapevolmente, i loro errori alimenteranno adesso le solite critiche distruttive di chi non ha l’astuzia di andare oltre il risultato al novantesimo.

Fabio Tarantino