La classifica della discordia: +10 sulla terz’ultima o -2 sulla decima? Dopo quindici giornate di campionato di serie A e prima dell’inizio dei Mondiali, l’ambiente Salernitana si angustia sul paradosso di un rendimento da salvezza quasi ipotecata (pure dopo due sconfitte di fila e un misero punto in tre gare), che però non basta, non appaga, non inorgoglisce, non mette tutti d’accordo. Anzi, alimenta divisioni, discussioni, polemiche, mugugni, recriminazioni. Prima nella società, poi nella piazza. Alla lunga sosta forzata ci si arriva arrabbiati più che rasserenati, insoddisfatti più che contenti, rammaricati più che felici, perplessi più che convinti, divisi più che uniti. Ma, soprattutto, perseverando nello stillicidio di mettere in discussione i protagonisti del progetto tecnico: dall’allenatore al direttore sportivo, passando per più di un giocatore acquistato durante il calciomercato estivo. C’è addirittura un partito, trasversale, perché abbraccia le diverse componenti (proprietà, stampa, tifosi, social), che diffida del vantaggio finora accumulato sulla zona retrocessione, attribuendo più demeriti alle avversarie che meriti alla squadra granata. E supporta la propria tesi col confronto con la scorsa stagione, quando persino la stessa “inadeguata” Salernitana dell’amministratore unico Marchetti e del trust, pur essendo la Cenerentola (insieme al Cagliari) della graduatoria generale, dopo aver disputato lo stesso numero di partite di quest’anno, aveva 8 punti, uno in più della Cremonese, che attualmente sta persino davanti a Verona e Sampdoria. Chi continua ad invocare un ribaltone in panchina e anche dietro la scrivania dell’area tecnica non si lascia incantare dalla classifica, ma punta l’indice contro il gioco, il carattere, la fisionomia tattica di un gruppo troppo discontinuo nelle prestazioni. E dubita sull’effettivo peso specifico, dal punto di vista qualitativo, dell’organico, forse sopravvalutato per gli investimenti economici comunque fatti dalla società. Le ambizioni (sarebbe ora che si facesse chiarezza) della proprietà, più che della stessa piazza, sembrano cozzare con la realtà del campo. E anche con il pragmatismo di Nicola, che nell’ultima conferenza stampa, dopo il capitombolo di Monza, invece di fare anche un po’ di sana autocritica (alcune sue scelte mi sono sembrate, ultimamente, indifendibili), si è trincerato dietro la classifica comunque rassicurante e il paragone con i risultati dell’annata precedente per legittimare il suo “ottimo lavoro”. Ma, soprattutto, l’allenatore ha continuato a tenere l’asticella delle aspettative stagionali ad un’altezza minima, quasi a voler ribadire a Iervolino e De Sanctis che la crescita (che, per lui, comunque c’è stata) della Salernitana richiede tempi più lunghi e, forse, giocatori con “più personalità e fame”. La riflessione – definitiva – della società sull’allenatore, allora, non potrà prescindere anche da questa diversità di prospettive, oltre che da una valutazione oggettiva delle potenzialità dell’intero organico e dell’operato di chi l’ha costruito. Fiducia incondizionata o rottura anticipata, ma si decida una volta per tutte: basta tirare la corda, rischia di finirci impiccata la Salernitana! Enrico Scapaticci

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