SALERNITANA SOPRAVVALUTATA O NON VALORIZZATA

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Questa Salernitana è stata sopravvalutata da tutti (o non adeguatamente valorizzata da Nicola)? L’interrogativo è d’obbligo e tiene sospeso non solo il destino del mister. C’è chi dice sì (la classifica: 7 punti in 8 giornate); c’è chi dice no (il direttore sportivo De Sanctis – “Non abbiamo più alibi, possiamo giocarcela alla pari con chiunque e non soffrire fino alla penultima giornata” – e, soprattutto, il presidente Iervolino – “Siamo competitivi per stazionare nel lato sinistro della graduatoria della serie A” -); c’è chi dice ni (l’allenatore Nicola: “Abbiamo una rosa attrezzata ma per centrare l’obiettivo della salvezza”). E poi c’è chi dice la sua, come io e voi, ma non ha troppa voce in capitolo…
Ma se loro tre non trovano, al più presto, una convergenza di vedute sulla – oggettiva – consistenza tecnica dell’organico, così come allestito al termine della sessione estiva del calciomercato, e di riflesso sul ruolo che – realisticamente – la squadra granata potrà recitare nel campionato di serie A in corso, rischiamo di assistere ad un logoramento dei rapporti tra le parti e a uno stillicidio mediatico (con annessa ridda di voci sui possibili candidati alla successione di Nicola) per tutto il resto della stagione.
Il presidente difende i propri investimenti, il direttore sportivo le proprie scelte, l’allenatore il proprio lavoro: ognuno, insomma, difende se stesso più che la causa comune! Sta di fatto che, alla vigilia della prova del nove (quella casalinga di domenica prossima contro il Verona), i risultati conseguiti da questa Salernitana sono finora al di sotto delle aspettative. Anche quelle minime. Si sono pareggiate partite che si potevano (e dovevano) vincere, si sono perse gare (pure in malo modo, com’è capitato al “Mapei Stadium” di Reggio Emilia) che neppure nei nostri peggiori incubi immaginavano potessero avere simile esito. E si è gioito, forse anche spropositatamente, appena una volta: contro la derelitta Sampdoria.
E allora? Nicola – com’è prassi nel calcio, da sempre – è finito al centro di un tiro al bersaglio, anche da parte del “fuoco amico”, dopo le ultime due battute d’arresto (ma, soprattutto, prestazioni sconcertanti), che hanno messo in discussione non solo la guida ma lo stesso progetto tecnico. Il mister – per carità – ha le sue colpe (a cominciare da uno spartito tattico troppo monotono, proseguendo con una cocciuta insistenza su alcuni interpreti non a proprio agio nel ruolo assegnatogli e già in debito d’ossigeno e finendo con lo smarrimento di un equilibrio tra i reparti, che sta esponendo la difesa a figuracce e alla valanga di gol al passivo), ma non mi sento di additarlo come unico responsabile di quella che ero stato tenero e prudente nel definire, ancora a caldo, una “crisetta”, ma che dagli stessi vertici societari e dirigenziali è stata dilatata fino a diventare una crisi a tutti gli effetti. E neppure mi sento di scaricarlo in fretta e furia, c’entra poco il debito di riconoscenza per la miracolosa salvezza dell’anno passato, o di umiliarlo nella sua professionalità come si sta facendo con cattiveria sui social.
Ma non si viene fuori dal tunnel – basta ipocrisia! – con una “fiducia a termine”, dopo aver di fatto delegittimato la posizione dell’allenatore, non solo agli occhi della tifoseria (che non meritava col Sassuolo una mortificazione del genere, dopo essersi – ed essere stata – illusa oltre misura) ma dello stesso gruppo di giocatori (co-responsabile del deludente scorcio di campionato), con il volto corrucciato del presidente, con le dichiarazioni al veleno del direttore sportivo e con i summit telefonici nottetempo.
Il proprietario del club e il responsabile del mercato, sebbene le reazioni di pancia e non di testa a volte siano deleterie e sia scorretto rinnegare la soddisfazione per “come gioca bene la Salernitana” fino all’intervallo della trasferta con la Juve, avrebbero dovuto fare seguire i fatti ai silenzi (forzati) e alle parole. Non l’hanno fatto, pur essendo entrambi convinti che questa Salernitana non sia stata sopravvaluta (in primis, forse, da loro stessi), ma – finora – neppure adeguatamente valorizzata da Nicola. Enrico Scapaticci

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