GLI ARBITRI PASQUA E LA PENNA MENTRE DANNEGGIAVANO LA JUVENTUS BARAVANO SUI RIMBORSI SPESE, SOSPESO ANCHE IL CAMPANO RABILOTTA

Li ricordate gli episodi di Juventus-Verona e Benevento-Juventus quando l’arbitro Pasqua barava chiaramente non concedendo alla Juventus un rigore e un goal netto contro gli scaligeri e a Benevento al netto degli errori di Pirlo non fischiava un rigore su Dybala nel primo tempo e uno su De Ligt e a fine partita faceva prendere due giornate di squalifica a Morata per una parolina. La Penna invece con cattiveria e spudorata vergogna contro la Fiorentina a Torino non concedeva due rigori netti alla Juventus e non espelleva Borca Valerio al secondo netto fallo. Questi due hanno condizionato nettamente la stagione della Juventus e mentre con la loro cattiveria danneggiavano la Juventus cercavano di frodare la federazione, secondo l’accusa, falsando i rimborsi spesi insieme a un altro arbitro Rabilotta il quale però mai ha arbitrato in serie A ma fino alla serie B.

 

Uno scandalo dopo l’altro, non c’è pace per il mondo degli arbitri. L’ultimo terremoto riguarda i rimborsi spese, che alcuni di loro (tre direttori di gara e quattro assistenti) avrebbero presentato con presunte incongruenze, sulle quali sta indagando ormai da un mese la Procura federale. Un’inchiesta aperta in seguito alla denuncia dell’Aia, l’Associazione italiana arbitri, che ha ravvisato anomalie in occasione di una serie di controlli effettuati nel nome della trasparenza invocata dal nuovo presidente Trentalange (in carica da febbraio dopo 12 anni di regno incontrastato di Nicchi).

Le discrepanze sono emerse alla metà di aprile e il 21 del mese scorso è partita la segnalazione agli 007 della Figc; nel contempo i tesserati coinvolti sono stati sospesi dall’attività «a scopo cautelativo». A finire sotto indagine sono gli arbitri Fabrizio Pasqua (della sezione di Tivoli), Federico La Penna (Roma uno) e Ivan Robilotta (Sala Consilina, mai impiegato in serie A), più quattro guardalinee. Sarebbero già stati ascoltati tutti quanti da Giuseppe Chiné, capo della Procura, il quale si è attivato subito senza fare sconti a nessuno, ed è prossimo alla chiusura dell’indagine. Le presunte irregolarità individuate nelle note spese non sarebbero rilevanti dal punto di vista economico: qualche centinaio di euro, discrepanze relative al rimborso chilometrico, all’uso dei taxi, perfino ai tamponi ai quali devono sottoporsi i direttori di gara. Ma è chiaro che questo non diminuirebbe la gravità degli atti, se venissero confermate le anomalie. Al punto che i coinvolti rischiano addirittura la radiazione. Così come è evidente che c’è stato un cortocircuito nel rapporto con la struttura che si occupa dell’organizzazione dei viaggi per conto dell’Aia. Nel caso in cui la Procura federale trovasse conferma delle irregolarità nei rimborsi, inoltrerebbe la documentazione alla Procura interna all’Aia, che sosterrebbe l’accusa presso la Commissione disciplinare di primo e secondo grado dell’Associazione italiana arbitri (l’ultimo giudizio spetterebbe al Collegio di garanzia del Coni).