LA JUVENTUS SBANDA MA VINCE 1-0 NEL FINALE SEGNA DANILO

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La sblocca Danilo su assist di Chiesa a pochi minuti dalla fine. La Juventus non onora Vialli sul piano del gioco presentando un calcio inguardabile, rinfuso e pieno di dubbi sotto tutti i punti di vista. Ancora una vittoria casuale, con poche conclusioni, tanti rischi. Ancora una volta siamo stati costretti a subire non solo l’interpretazione peggiore del calcio ma anche una vergognosa altalena di errori tra la formazione iniziale, gente fuori ruolo e sostituzioni capestro. Sta merda di allenatore o meglio questo non allenatore anche stasera ha fatto in modo di vincere su un episodio del tutto casuale senza nessun merito e con rischi pesantissimi per la retroguardia ancora rimasta imbattuta ma sicuramente ballerina per le occasioni che concede. Il gioco dei bianxconeri, ancora con una carnevalesca divisa di merda, uno scandalo.

Addirittura parte con Miretti ( diventato un caso per come è scarso) e Locatelli i peggiori in campo a Cremona riproposti ancora insieme e con McKennie esterni, quinto a centrocampo. L’americano non ha il passo ne il temperamento ne la predisposizione per giocare in quel ruolo ma spiegarlo ad Allegri e come dire al ciuccio di pilotare un aereo. Nel primo tempo solo Rugani impegna il portiere ospite con un colpo di testa, nella ripresa gli ospiti il cui possesso palla è stato sempre attento e superiore alla Juventus hanno impegnato in più circostante il pessimo estremo bianconero(pessimo perché con il gioco dal basso mette in difficoltà la squadra e la fa sbandare). Nel secondo tempo nella Juventus entra la qualità inopinatamente trattenuta in panchina e Paredes, Chiesa alzano l’asticella, la squadra inventa qualche giocata con Rabiot il migliore in campo ma trova il goal nel finale con un imbeccato di Chiesa per Danilo solo davanti alla porta e mette dentro a 4 minuti dalla fine. Pure contro l’Udinese si è dovuto aspettare la zona Cesarini per mettere i tre punti dentro ma è evidente una cosa, anzi  è una certezza,  in questo modo non si arriva lontano. Sergio Vessicchio

 

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