Fare silenzio, non dire le cose come stanno e soprattutto tacere su cosa sta accadendo non aiuta a migliorare la condizione. Purtroppo siamo anche noi responsabili perchè abbiamo fatto silenzio dando all’ambiente dell’Agropoli delle attenuanti. I bonus però sono scaduti. La partita della Scafatese potrebbe essere il colpo del KO alle pretese di vittoria finale dall’Agropoli, la squadra più forte e più completa del campionato. Al netto degli errori clamorosi dell’allenatore Turco il quale aveva avuto il merito di costruire la squadra, di plasmarla di indirizzarla verso il primato in classifica, ora è caduta in un burrone dal quale non riesce a venire fiori. I numeri, come sempre, sono impietosi. Se in campionato quando va in trasferta riesce a portare a casa il risultato pieno mascherando le deficienze in casa quando deve imporsi viene clamorosamente messa sotto da chiunque. Nelle ultime tre gare casalinghe, si fa per dire, si gioca a Capaccio o su o giù, i delfini hanno pareggiato con il Cervinara e la Scafatese e hanno perso con l’ultima in classifica il Vico Equense. Prima della gara con i sorrentini avevamo visto il direttore generale Striano un pò preoccupato e non ci eravamo spiegati il perché, lui aveva paura di quella partita e alla fine ha avuto ragione. Sulla preoccupazione del direttore generale si trovano i motivi dello sciagurato trend dei delfini. Lui conosce bene le dinamiche dello spogliatoio, le vive e se ne occupa, per cui il suo stato d’animo era la cartina di tornasole dello stato pietoso in cui si trova l’Agropoli. Da attento dirigente ha cercato sempre di mascherare quanto stesse accadendo e infatti nessuno dall’esterno ha capito qualcosa. Un giusto atteggiamento consono al tono dirigenziale del ruolo ricoperto.

 

Dopo la partita con la Scafatese contro la quale si sono viste cose turche, nulla che vedere con il cognome dell’allenatore agropolese, abbiamo scavato un pò nel malessere dell’Agropoli e abbiamo scoperto di uno spogliatoio spaccato, la guerra all’allenatore da parte di un gruppo di calciatori e un’anarchia completa da parte dei giocatori tesa ad escludere proprietà, dirigenza e guida tecnica. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Uno sfilacciamento totale, nocivo, con la situazione completamente fuori controllo. Qualcosa l’avevamo percepita anche precedentemente e prima della gara abbiamo fatto notare alcune cose al presidente Infante il quale molto seccato ha risposto testualmente: ” Io lavoro dalla mattina alla sera cosa ne so di cosa succede”.Lapidario e scostante il numero uno azzurro ma ignaro di quanto sta accadendo nella squadra più pagata e costosa del campionato di eccellenza girone B con una gestione quasi da campionato professionistico. Le responsabilità di Turco sono evidenti, il 4-3-3 è bollito e applicato in maniera maldestra, con la squadra lunga e prevedibile ma la squadra aveva l’obbligo di aiutare il tecnico e di risalire tutti insieme e invece tutta la squadra si è divisa in plotoni secondo il più classico si salvi chi può in vista del mercato. Turco doveva subito cambiare modulo e chiamare la squadra alle proprie responsabilità, questo doveva farlo anche la dirigenza, l’allenatore ha il dovere di dare discontinuità al trend negativo magari rivolgendosi ad una camaleonticità maggiore sui moduli anche per inserire quei calciatori scalpitanti. Una situazione ancora aggiustabile ma esplosa con la mancanza dei risultati. I giocatori devono smetterla di attaccare l’allenatore, il tecnico deve cercare quel dialogo venuto meno e deve allargare gli orizzonti e rimettere l’Agropoli in carreggiata. La squadra è la più forte sulla carta del girone B di eccellenza bisogna trasferire questo dalla carta al campo, lavorando, rispettandosi e diventando squadra perché stanno facendo tutti, staff e giocatori una grande figura di merda. Sergio Vessicchio

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