DOPO GLI ARRESTI PALAZZI VUOLE GLI ATTI SI VA VERSO L’INCHIESTA SPORTIVA CON IL RISCHIO RETROCESSIONI A TAVOLINO

DOPO GLI ARRESTI PALAZZI VUOLE GLI ATTI SI VA VERSO L’INCHIESTA SPORTIVA CON IL RISCHIO RETROCESSIONI A TAVOLINO

Dopo il blitz dei carabinieri di Napoli che ha portato a 10 arresti nel gruppo di camorra “Vanella Grassi” di Secondigliano, svelando un giro di gare combinate del campionato di B 2013-14, arrivano le prime decisioni su quello che potrebbe accadere nei prossimi giorni.Infatti il Procuratore Federale Stefano Palazzi  ha preso contatto con il Procuratore aggiunto Filippo Beatrice ricevendo la piena disponibilità alla trasmissione degli atti allo stato delle indagini. Nelle prossime ore, come reso noto dal sito ufficiale della FIGC, sarà formalmente aperta un’inchiesta della Procura federale sul caso e nei prossimi giorni verrà disposto il ritiro degli atti dalla Dda di Napoli.L’inchiesta del procuratore federale potrebbe portare ai deferimenti per illecito articolo 7 CGS(codice di giustizia sportiva)e quindi se accertato anche la possipile  pena con la retrocessione per i club coinvolti o la squalifica per i giocatori.La posizione di Izzo rimane la più difficile visto che il giovane napoletano dovrà rispondere agli interrogazioni dei magistrati.

VEDIAMO CHI SONO I PROTAGONISTI DELLA VICENDA

Come accade ormai al termine di ogni stagione agonistica, puntualmente è scoppiato il bubbone calcioscommesse: come aveva detto il pm di Cremona Roberto Di Martino, parlando settimana scorsa a la Repubblica, “Calcioscommesse, è tutto come prima”. La conferma è arrivata puntuale. Dieci persone appartenenti al gruppo di camorra “Vanella Grassi” di Secondigliano sono state arrestate in un’ operazione scattata all’alba a Napoli: l’indagine riguarda le attività del clan sulle scommesse in relazione a due partite di Serie B, Avellino-Reggina 3-0 e Modena-Avellino 1-0 della stagione 2013-2014. Tra gli indagati ci sono Francesco Millesi, al tempo capitano dell’Avellino, Armando Izzo, oggi al Genoa ed appena convocato da Conte in Nazionale, l’ex calciatore Luca Pini come intermediario tra il clan e i giocatori e Maurizio Peccarisi, che favorì la rete del Modena contro l’Avellino in conformità dell’accordo illecito.

IZZO, IL DURO CHE PIACEVA A MEZZA SERIE A – Armando Izzo, difensore del Genoa classe ’92, nato e cresciuto nel quartiere di Scampia a Napoli, stava vivendo in questi giorni il momento più felice della sua carriera: convocato da Antonio Conte per lo stage dell’Italia in vista dell’Europeo, sarà probabilmente lasciato a casa, visto che dovrà spiegare la sua posizione. Ha iniziato a giocare a 13 anni nell’Arci Scampia del presidente Piccolo, scuola calcio alla quale è rimasto legatisimo: nei giorni scorsi era tornato lì con Cannavaro e Ferrara per contribuire al rifacimento del manto erboso di uno dei campetti. Infanzia difficile, a causa della perdita del padre quando era solo un bambino, all’inzio faceva fatica a giocare nel vivaio del Napoli, dove faticava a trovare spazio per via di un carattere particolare. Cresciuto dal suo agente Paolo Palermo, ha giocato dapprima nella Triestina in prestito dal Napoli, all’Avellino, che lo ha acquistato dai partenopei e poi al Genoa. Convocato nell’Under 21 azzurra per gli Europei in Repubblica Ceca nel 2015, ha segnato il primo gol nella massima serie l’11 gennaio 2015 a San Siro contro l’Inter. Ambito da diverse squadre di Serie A proprio per il suo rendimento nell’ultima stagione, il suo nome era sui taccuini di Inter e Napoli: ora tutto diventa più complicato.

MILLESI, IL CAPITANO ‘CUORE’ DI AVELLINO – Nato a Catania nel 1980, Francesco Millesi cresce nell’Atletico, la seconda squadra della sua città, prima di trasferirsi al Ragusa e all’Igea Virtus. L’approdo ad Avellino avviene per la prima volta nel 2003, alla corte di Zeman: una retrocessione in Serie C1 e una promozione in Serie B nell’arco di tre anni, poi il difensore ricomincia il suo pellegrinaggio, tra Catania (anche in Serie A), La Spezia, Salerno e Foggia. Ma Millesi rimane legato ad Avellino, e torna nella città irpina nel 2010, per fermarsi cinque anni: qui diventa capitano, per effetto delle diverse presenze collezionate in Irpinia. E’ uno dei protagonisti della scalata dei biancoverdi dalla Serie C2 alla Serie B, fino a sfiorare i play-off nella stagione 2013-2014, quella incriminata, al termine della quale lascia l’Avellino per la scadenza del contratto. Tra l’altro è uno dei pochissimi calciatori ad avere indossato entrambe le maglie delle squadre di calcio professionistiche di Avellino, l’Unione Sportiva Avellino 1912 e l’Avellino Calcio.12 Società Sportiva Dilettantistica, denominazione assunta e poi abbandonata dopo il fallimento della società avvenuto nel 2009. Attualmente gioca nell’Eccellenza siciliana, all’Acireale: possibile che questa storia abbia messo definitivamente la parola fine alla sua carriera.

PINI E PECCARISI, L’INTERMEDIARIO E L’UOMO DEL GOL – Tra le figure emerse in questa nuova indagine sul calcioscommesse, occhio anche alle figure di Luca Pini e Maurizio Peccarisi: il primo, classe ’84 ex calciatore di Monterotondo, Centobuchi, Giugliano, Pomigliano e Avellino, una carriera trascorsa tra Serie D ed Eccellenza, sarebbe stato l’intermerdiario tra il clan mafioso e i giocatori, per via delle sue conoscenze nell’ambito calcistico avellinese e la sua conoscenza geografica dei luoghi. Il secondo, difensore classe ’78 di Bordighera ma cresciuto in Sicilia, a Milazzo, ha girovagato per mezza Italia, tra Lega Pro e Serie B: Reggina, Ancona, Arezzo, Cesena ma anche Torino, Triestina, Rimini, Salernitana, Ascoli e proprio Avellino: un vecchio “lupo di mare“, insomma, che avrebbe favorito il gol di Tommaso Bianchi, che decise quel Modena-Avellino 1-0 salito alla ribalta delle cronache nelle ultime ore.

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